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Il primo santuario del sole del Latium Vetus

Aggiornamento: 1 giu 2023

Le palafitte del lago Albano


Sulla riva settentrionale del lago Albano (RM), giacciono i resti di un villaggio palafitticolo risalente all'età del Bronzo Medio, tra i più importanti ed estesi d'Italia e di tutta Europa. Riportato alla luce con campagne di scavo tra il 1994 e il 2009, fu chiamato il "villaggio delle macine" per la grande quantità di macine in pietra rinvenute.

Fino a qualche anno fa, il sito era riconoscibile per l'affioramento di ciò che rimaneva dei pali usati per sorreggere le palafitte. Ora, a causa dell'abbassamento delle acque dovuto all'incontrollato utilizzo delle falde che alimentano il lago e della conversione dell'area in spiaggia balneabile e rimessa per natanti, i pali sopravvissuti per più di 4000 anni, si sono completamente dissolti, come neve al sole...


Le ricerche effettuate sui molti resti mischiati a spessi strati di argilla e torbe, hanno permesso di ricostruire flora e fauna del periodo di attività del sito, da cui emergono due dati molto interessanti:


  • si è riscontrata una prevalenza di animali allevati uccisi in giovane età (suini e caprovini), caratteristica tipica di pratiche di tipo cultuale (sacrificale)


  • sono state trovate chiare tracce di coltivazione di Papaver Somniferum, il cui utilizzo è ben documentato in tutto il Mediterraneo e da molti autori romani che, oltre a descriverne le proprietà energizzanti e medicinali, dimostrano di conoscere approfonditamente gli effetti psicotropi.


Nelle Georgiche, Virgilio ci spiega anche il periodo di semina di quel fiore magico, l'equinozio:


Quando la notte pareggiando al giorno

La bilancia autunnal divide al mondo

L'ombra e la luce con egual misura

Allor i buoi d'affaticare è tempo

Ed il biond'orzo seminar sui campi

Fino al confin del'intrattabil verno

Tempo allor è di por sotterra il lino

E il papavero di Circe


Un fiore sacro a Cerere (accomunata alla Demetra greca), i cui effetti, oggi, in molti studiosi credono parte attiva dei rituali e delle esperienze visionarie dei famosi Misteri Eleusini (1).

Se a tutto ciò aggiungiamo il rinvenimento di numerose rappresentazioni miniaturistiche di vasellame, ulteriore indizio di attività cultuali, potremmo ipotizzare che il sito potesse avere una forte caratterizzazione santuariale.


Antichi pellegrinaggi nel Latium Vetus?


Secondo alcuni studiosi, il villaggio avrebbe costituito una sorta di riferimento per gli insediamenti circostanti. Le analisi archeologiche ci descrivono infatti la possibilità di un aumento degli abitanti del sito con un ritmo stagionale. Sembra allora plausibile l'ipotesi che persone "non residenti" si recassero ciclicamente in quel luogo, forse in forma di pellegrinaggio. Ma perché proprio lì? Cosa avrebbero trovato di così speciale?


Durante il periodo in cui abitai nella zona dei Castelli Romani ebbi l'occasione di studiare di persona il villaggio delle macine, notando, fin da subito, la sua peculiare ubicazione in relazione alle caratteristiche dell'ambiente circostante. In particolar modo, la mia attenzione era profondamente attratta dalla predominanza, all'orizzonte, della vetta del monte Cavo; il Mons Albanus, centro geografico, politico e religioso, attorno al quale ruotava l'intera lega latina.

Una presenza sicuramente non indifferente, anzi, con la quale il villaggio sembra dialogare continuamente.

Sebbene la cospicua presenza di macine sia stata interpretata come il frutto di una produzione mirata a scambi commerciali, le suggestioni che solleticavano la mia mente, durante interminabili passeggiate su quella spiaggia, portavano altrove; il pensiero tornava sempre al concetto di ciclicità, ai primi culti agrari e alla rotazione della volta celeste.


Come in Terra così in Cielo


Fu durante una di quelle camminate che emerse l'intuizione: la connessione visiva con la vetta della montagna poteva essere foriera di un significato cosmologico / religioso, tale da richiamare un flusso di visitatori stagionali, un pellegrinaggio per celebrare in quel luogo specifico il ripetersi di un evento magico e divino allo stesso tempo.

Decisi di verificare se ci fossero le condizioni per mettere in relazione il sito con i movimenti del sole nei giorni più importanti dell'anno, ovvero equinozi (primavera e autunno) e solstizi (estate e inverno). Tramite l'uso di simulatori del movimento dei corpi celesti (2), realizzai che l'intuizione era corretta: da una zona precisa del villaggio, ogni 21 Marzo e 23 Settembre risultava possibile assistere al sorgere del sole da dietro la vetta della montagna sacra dei Latini, ma molti secoli prima della formazione della cosiddetta "civiltà laziale".



Certo, poteva essere una coincidenza ma concentrando le ricerche su quella porzione di costa interessata dall'allineamento, realizzai che altri due siti molto significativi, negli stessi giorni, ricevono i primi raggi di sole direttamente dalla vetta del monte Cavo: il cosiddetto Ninfeo Dorico e la zona soprastante ad esso, ai piedi del monte Cucco.


Il Ninfeo Dorico, attribuito a Domiziano (I sec. d.C), fa parte di una tipologia di strutture (naturali o artificiali) dedicate al culto delle acque e degli spiriti femminili ad esse collegati (come le ninfe, da cui prendono il nome). Con il tempo, questi spazi divennero luoghi dedicati allo svago, all'interno di parchi e dimore nobiliari ma nel tardo impero furono riutilizzati come struttura portante dei battisteri paleocristiani, generalmente annessa a una chiesa dove si svolgeva il rito del battesimo. La struttura del Ninfeo, interamente scavata all'interno del costone, è allineata perfettamente con la vetta del monte Cavo; in questo modo, nei giorni dell'Equinozio, il primo raggio di sole illumina la parete più interna dove si trova una piccola grotta (forse naturale) e, poco più sopra, una nicchia. Una coincidenza?


Ninfeo Dorico lago Albano,  struttura allineata con alba dell'Equinozio
Ninfeo Dorico del lago Albano: la parete di fondo con la nicchia sopra la grotta.

Poche decine di metri al di sopra del Ninfeo Dorico, anche la zona del monte Cucco è interessata dallo stesso gioco di luce. In questo caso, si tratta di un luogo legato a un'importante necropoli che si estende tra il paese di Castelgandolfo (RM), la zona detta del Pascolaro e la sommità di monte Crescenzio. Qui, a partire dalla fine del 1800, si rinvennero le tracce di quelle che furono definite le radici della Civiltà Laziale (3).


Tre luoghi dalle caratteristiche eccezionali diventano protagonisti di un significativo allineamento con la cima della più sacra tra le montagne del Latium Vetus. Tutti e tre vedono il sole che emerge da dietro la sua vetta, ad ogni Equinozio, scandendo il ritmo di principio e fine delle due parti opposte dell'anno. Quella oscura, in Autunno, quando Persefone sprofonda nel regno di Ade e quella luminosa, in Primavera, quando essa torna in superficie per restare con la Madre, durante il periodo vegetativo della Natura.


Possiamo ipotizzare che tutti e tre i luoghi siano stati scelti in virtù di una simile esposizione, alle prime luci dell'alba, in un giorno dell'anno profondamente carico di significati simbolici. Se così fosse, saremmo di fronte alle tracce di alcuni tra i più antichi culti solari del Latium Vetus che continuarono a svolgersi in quell'area della riva settentrionale del lago Albano, con una continuità di circa 2000 anni. Un lago sacro su cui, secondo la tradizione, si affacciava la mitica Albalonga e dove, secondo l'archeologia, sarebbero da individuare le radici della civiltà Laziale e, quindi, di Roma.


Sandro Pravisani


Tratto e riadattato da:

di S. Pravisani, Youcanprint, 2021



NOTE


1 Riti religiosi che si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra, nell'antica città greca di Eleusi. Erano suddivisi in "Grandi Misteri" e "Piccoli Misteri" che si svolgevano rispettivamente in Autunno e in Primavera, seguendo il ritmo del periodo di vegetazione e riposo della natura. Le celebrazioni rappresentavano il mito del ratto di Persefone, figlia di Demetra, da parte di Ade.


2 Nello studio degli allineamenti solari, principalmente, utilizzo software liberi come StarCalc, Cartes du Ciel e GoogleEarth


3 Tra il materiale delle ricche sepolture risalenti al XI - VIII sec a.C., sono state rinvenute diverse urne cinerarie a forma di capanna, tipiche delle prime fasi dell’Età del Ferro etrusco-laziale. Molto di quel materiale è visibile al museo Pigorini di Roma

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